Dolore all’anca: cause, sintomi e quando è indicata la protesi

Dolore all’anca e difficoltà nei movimenti possono richiedere l’intervento con una protesi, spiegano gli esperti della Società italiana di ortopedia e traumatologia.

Cosa si intende per anca dolorosa e da dove può avere origine

Secondo gli ortopedici della Siot, il termine “anca dolorosa” descrive una condizione sintomatica che può avere molteplici cause. Non si riferisce necessariamente a un danno interno all’articolazione dell’anca, ma può dipendere anche da problematiche che coinvolgono tendini, muscoli, borse sinoviali o altre strutture periarticolari. In questi casi, si tratta di infiammazioni spesso reversibili e gestibili con terapie personalizzate e programmi di riabilitazione condotti sotto supervisione specialistica.

A Torino, il direttore dell’unità di Ortopedia e Traumatologia dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Città della Salute e della Scienza – CTO, Alessandro Massè, segnala però come esistano patologie propriamente articolari, con danni progressivi alla cartilagine o alle strutture ossee. In questo contesto, l’artrosi rappresenta uno degli esiti più frequenti. Tale degenerazione può derivare da malformazioni congenite, displasie non diagnosticate in età pediatrica o, più spesso, da fattori come sovrappeso, attività lavorative pesanti o sport ad alto impatto. Anche i traumi articolari, le malattie infiammatorie croniche come la psoriasi o i disturbi vascolari localizzati, possono provocare alterazioni strutturali che col tempo sfociano in danni articolari significativi.

La cosiddetta pubalgia, tipica dei giovani sportivi, è un segnale precoce che può celare un’alterazione morfologica dell’anca. In presenza di difetti strutturali, spiega Massè, si può intervenire chirurgicamente con tecniche più o meno invasive per correggere la morfologia dell’articolazione e ritardare così lo sviluppo dell’artrosi. Le procedure artroscopiche mini-invasive sono in costante evoluzione, ma nei casi complessi – soprattutto nei pazienti più giovani – si può ricorrere a osteotomie, cioè fratture controllate di femore o bacino atte a riallineare le superfici articolari.

Quando è necessario ricorrere alla protesi d’anca

A Milano, il presidente della Società Italiana dell’Anca (Sito) e direttore della Clinica Ortopedica dell’Istituto Gaetano Pini, Pietro Simone Randelli, osserva che in Italia, nel 2025, la richiesta di protesi d’anca è in costante crescita. Questo fenomeno si spiega non solo con l’invecchiamento della popolazione, ma anche con una maggiore sensibilità dei pazienti verso la qualità della vita. Sempre più persone, infatti, decidono di affrontare l’intervento per tornare a camminare senza dolore e recuperare libertà nei movimenti.

L’intervento chirurgico non è preventivo. Si esegue solo quando dolore e limitazione funzionale diventano incompatibili con una vita soddisfacente. “Non si tratta di un’operazione da fare in anticipo”, sottolinea Massè da Torino, “ma di una scelta da valutare in base alla qualità di vita percepita dal paziente”. Se i sintomi sono tollerabili e non compromettono le attività quotidiane, è possibile rimandare senza penalizzare l’esito.

La protesi d’anca è considerata uno degli interventi ortopedici più riusciti: già nel 2007, la rivista scientifica The Lancet lo definì “l’intervento del secolo” per il favorevole rapporto tra rischi e benefici. L’evoluzione delle tecniche chirurgiche e anestesiologiche ha abbassato il tasso di complicanze e ridotto i tempi di recupero. Ma si tratta pur sempre di un’operazione complessa: il termine “mini-invasivo” si riferisce alla tecnica adottata, non alla gravità dell’intervento.

Massè evidenzia che oggi l’età non rappresenta più un limite. Grazie ai materiali più resistenti, all’affidabilità degli impianti e alle nuove strategie di riabilitazione, anche i pazienti giovani possono essere candidati all’impianto di una protesi con buone prospettive a lungo termine. Tuttavia, è fondamentale che le aspettative del paziente siano realistiche: un’informazione errata o parziale, spesso reperita online, può generare false speranze o sottovalutare gli effetti reali dell’intervento.

Tecnologie avanzate e nuove prospettive nella chirurgia dell’anca

Secondo la Siot, gli ultimi vent’anni hanno visto un miglioramento costante della qualità dei materiali impiegati, così come un’evoluzione nelle tecniche chirurgiche che ha favorito una più rapida ripresa funzionale. Le protesi moderne hanno una durata più lunga rispetto al passato, riducendo la necessità di revisioni chirurgiche. Questo ha aperto la strada alla protesizzazione anche nei pazienti in età lavorativa o nei soggetti che desiderano mantenere una vita attiva.

Nel 2025, la chirurgia ortopedica dell’anca si trova in una fase di transizione tecnologica. Tecniche come la navigazione computerizzata, la robotica e la realtà aumentata cominciano a essere integrate in alcune strutture specializzate. Tuttavia, come afferma Massè, non è ancora del tutto evidente se questi strumenti migliorino in modo significativo i risultati, dato che il tasso di successo con le metodiche attuali è già molto elevato.

La ricerca va avanti, e l’adozione progressiva di questi strumenti potrebbe portare nel medio periodo a una chirurgia ancora più precisa e personalizzata. L’obiettivo resta quello di aumentare il livello di soddisfazione dei pazienti e ridurre al minimo ogni possibile complicanza, con l’ambizione di definire nuovi standard in un settore che ha già ottenuto risultati straordinari.