Il commissario Montalbano, da progetto rischioso e incerto, è diventato un cult che ha rivoluzionato la televisione italiana lasciando un segno profondo nella fiction nazionale.
Il racconto di Carlo Degli Esposti sul dietro le quinte della serie televisiva più longeva e amata della Rai offre uno sguardo autentico sulla genesi di un fenomeno che ha attraversato oltre due decenni. Durante l’intervento tenuto il 3 giugno 2025 all’Italian Global Series Festival, il produttore ha ripercorso i momenti decisivi che portarono alla nascita de Il commissario Montalbano, svelando le incertezze iniziali, le resistenze interne e le intuizioni che si trasformarono in uno dei più grandi successi della televisione pubblica.
Un progetto fragile e pieno di ostacoli
L’incontro tra Carlo Degli Esposti e l’universo narrativo di Andrea Camilleri avvenne in un momento di grande trasformazione per il settore audiovisivo italiano. La proposta di trasporre in televisione le vicende del commissario siciliano apparve, all’inizio, più come un rischio che come un’opportunità. “Era un’idea elegante ma inadatta alla televisione di allora”, ha ricordato il produttore, sottolineando come la lingua, la struttura e l’ambientazione rappresentassero un limite in un panorama dominato da prodotti di formato più convenzionale.
La svolta arrivò con una telefonata inaspettata. Era un lunedì mattina quando Sergio Silva, figura centrale nel settore Cinema e Fiction della Rai, contattò Degli Esposti dopo aver letto le prime bozze del progetto. “I miei collaboratori non hanno capito niente, ma è bellissimo. Vediamoci”, disse Silva, secondo il racconto del produttore. Quell’incontro segnò l’inizio della collaborazione con la televisione pubblica e la firma di un impegno formale allo sviluppo delle storie tratte dai romanzi di Camilleri.
Nel corso degli anni, da quel primo foglio nacquero ben 37 film per la televisione, replicati oltre 600 volte e capaci di ottenere ascolti eccezionali. Con numeri simili, Montalbano è diventato il progetto più redditizio della Rai, dimostrando che anche un’idea apparentemente fragile può diventare un riferimento culturale duraturo.
Il peso di un’eredità irripetibile
Oggi, a venticinque anni dal debutto della serie, Carlo Degli Esposti riflette con lucidità sull’impatto che Il commissario Montalbano ha avuto sul sistema televisivo italiano. Durante l’incontro a Riccione, il produttore ha evidenziato quanto fosse diversa l’epoca in cui la serie nacque: “Non c’erano social, smartphone, streaming. Era un altro mondo”. Per Degli Esposti, la riuscita del progetto fu possibile grazie a una combinazione irripetibile di talenti, contesto storico e libertà creativa.
Nel suo intervento ha anche espresso una certa amarezza per la situazione attuale dell’industria culturale in Italia. “Se l’avessi prodotto in Francia, oggi sarei arrivato in elicottero”, ha detto, riferendosi alle mancate opportunità di crescita strutturale del settore audiovisivo nazionale. Questa riflessione lo ha portato a parlare della sua recente adesione a Media One, un gruppo estero che gli ha offerto quelle prospettive di sviluppo che, secondo lui, in Italia non esistono più.
Il tono è cambiato quando ha menzionato Andrea Camilleri, scomparso nel 2019. “Quando leggo il giornale mi chiedo cosa direbbe”, ha detto Degli Esposti. L’autore siciliano, figura centrale nella costruzione dell’identità della serie, era una presenza costante, sempre pronto a intervenire con ironia e rigore. Le sue telefonate, spesso provocate da notizie di attualità, erano per il produttore una bussola morale.
Un patrimonio culturale ancora vivo
Nonostante la fine della produzione televisiva, l’universo di Montalbano è tutt’altro che esaurito. Di recente, sono stati ritrovati oltre 200 faldoni contenenti materiali inediti di Camilleri, che potrebbero dar vita a nuove pubblicazioni e forse a ulteriori adattamenti. Secondo Degli Esposti, tuttavia, non si tratta solo di continuare una serie, ma di custodire una memoria collettiva. “Montalbano è un’Italia che non c’è più”, ha affermato.
I numeri testimoniano il legame profondo che la serie ha saputo costruire con il pubblico. Le prime due stagioni, trasmesse su Rai 2, registrarono uno share del 22%, ma fu con il passaggio su Rai 1 che il fenomeno esplose superando il 44% di share. Una fidelizzazione così alta è rara nella televisione contemporanea, e secondo il produttore, fu il risultato della sintonia tra cast, regia e scrittura.
Degli Esposti ha voluto ricordare anche il ruolo determinante di Alberto Sironi, regista storico della serie, del direttore della fotografia Luciano Ricceri e naturalmente di Luca Zingaretti, interprete del protagonista. Insieme formarono un gruppo affiatato e coeso, capace di trasformare ogni episodio in un evento.
Con le parole del produttore, Montalbano non è solo un personaggio ma una stagione culturale irripetibile. Il suo valore sta nel modo in cui ha saputo raccontare un’Italia autentica, fatta di dubbi, giustizia, bellezza e ironia. E proprio perché nato dal rischio di un fallimento, è diventato qualcosa che va oltre il tempo.